Il regolamento sulle emissioni di CO₂ per le automobili nell’Unione Europea ha una storia lunga e complessa, segnata da ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni, pressioni dell’industria automobilistica e dibattiti politici tra Stati membri. L’UE ha iniziato a regolamentare le emissioni di CO₂ dalle automobili nei primi anni 2000, ma le misure iniziali erano basate su accordi volontari con l’industria automobilistica. Questi accordi si sono rivelati inefficaci, spingendo l’UE a introdurre regolamenti vincolanti. Nel 2009, l’UE ha adottato il Regolamento (CE) n. 443/2009, che fissava limiti progressivi alle emissioni delle auto nuove. L’obiettivo principale era ridurre la media delle emissioni a 130 g di CO₂ per km entro il 2015. Il regolamento prevedeva sanzioni per i produttori che superavano i limiti. Nel 2019, l’UE ha rafforzato le misure con il Regolamento (UE) 2019/631, che ha fissato obiettivi più ambiziosi:95 g di CO₂/km per il 2021; riduzione del 15% entro il 2025; riduzione del 55% entro il 2030; stop alle vendite di auto nuove a combustione interna entro il 2035. Questo regolamento è stato parte della strategia europea per la neutralità climatica entro il 2050. Con la crisi energetica del 2022-2023 e l’aumento dei costi di produzione, l’industria automobilistica ha esercitato pressioni per allentare i vincoli sulle emissioni. Alcuni Stati membri, tra cui Germania e Italia, hanno chiesto maggiore flessibilità, soprattutto per i carburanti sintetici (e-fuels). Nel mese di marzo, la Commissione Europea ha deciso di sospendere temporaneamente le sanzioni per i produttori non in regola, consentendo loro più tempo per adeguarsi ai limiti previsti per il 2030. Questa misura è stata giustificata con la necessità di evitare danni economici e sostenere la transizione industriale.

 

Il 3 marzo 2025, la Commissione Europea ha preso una decisione controversa che ha avuto una vasta eco in Europa: azzerare le multe previste per i produttori di automobili non in regola con le normative sulle emissioni di CO₂. La scelta ha suscitato numerose critiche, sia a livello politico che sociale, e ha sollevato preoccupazioni tra le organizzazioni ambientaliste e i cittadini europei. Questa decisione non solo mette in discussione gli sforzi per combattere il cambiamento climatico, ma rischia anche di compromettere la salute pubblica, dal momento che le auto continuano a emettere gas serra e inquinanti dannosi per l’aria che respiriamo.
Analizziamo con maggiore attenzione i motivi per cui questa decisione è stata tanto dannosa, le reazioni di chi si è opposto, le argomentazioni di chi ha supportato questa scelta e come la salute e l’ambiente siano a rischio.

Gli incendi boschivi e le loro conseguenze sulla naturaIl contesto normativo
Le normative europee in materia di emissioni di CO₂ per le automobili sono state sviluppate con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale del settore dei trasporti, uno dei principali responsabili delle emissioni di gas serra. Le leggi, come il regolamento (UE) 2019/631, sono progettate per spingere l’industria automobilistica a produrre veicoli più ecologici, favorendo la transizione verso una mobilità sostenibile e riducendo l’inquinamento atmosferico. La normativa è stata implementata in fasi, con l’intenzione di raggiungere una significativa riduzione delle emissioni entro il 2030.
Nel 2025, l’entrata in vigore della norma Euro 7 avrebbe dovuto imporre limiti ancora più severi sulle emissioni, spingendo le case automobilistiche a progettare veicoli sempre più ecologici. Tuttavia, questa stretta normativa ha sollevato preoccupazioni tra i produttori di auto, i quali, nonostante avessero ricevuto anni di tempo per adeguarsi, hanno chiesto un rinvio o un’ulteriore proroga delle sanzioni per ritardare l’attuazione delle regole.
Il 3 marzo 2025, la Commissione Europea ha deciso di rinviare l’entrata in vigore delle sanzioni, dando più tempo alle case automobilistiche per adeguarsi agli standard Euro 7 senza subire penalità. Questo rinvio, che inizialmente doveva essere di un anno, è stato esteso a tre anni. In effetti, le aziende avrebbero avuto tempo fino al 2028 per rispettare i nuovi limiti, evitando così le pesanti sanzioni economiche previste per chi non rispetta gli standard.

La preoccupazione per la salute pubblica
La decisione di azzerare le multe ha suscitato un acceso dibattito tra le organizzazioni ambientaliste, le quali hanno messo in evidenza i pericoli per la salute pubblica derivanti dall’inefficace regolamentazione delle emissioni di CO₂ e degli altri inquinanti prodotti dai veicoli. L’aria inquinata, ricca di particelle sottili e ossidi di azoto, è uno dei principali fattori di rischio per malattie respiratorie e cardiovascolari, ed è stata associata anche ad un aumento della mortalità prematura in molte città europee.
Greenpeace ha denunciato la decisione come una “concessione alla lobby automobilistica“, affermando che l’UE sta mettendo a rischio la salute dei cittadini europei e rallentando la lotta contro il cambiamento climatico. In una dichiarazione ufficiale, l’organizzazione ha affermato che il rinvio delle sanzioni mina la credibilità della politica ambientale dell’UE e rischia di allontanare gli obiettivi climatici per il 2050, contribuendo ulteriormente all’aumento delle emissioni di CO₂.
Legambiente, una delle principali organizzazioni ambientaliste italiane, ha fortemente criticato la decisione. L’associazione ha sottolineato come, ogni anno, l’inquinamento atmosferico sia responsabile di decine di migliaia di morti premature in tutta Europa. L’azzeramento delle multe è stato visto come un passo indietro nella transizione verso la sostenibilità, con Legambiente che ha esortato la Commissione Europea a non cedere alle pressioni industriali, ma a mantenere la propria agenda climatica.

Il rischio di inquinamento continuato
Secondo gli esperti, il rinvio delle sanzioni non farà altro che prolungare i problemi legati all’inquinamento atmosferico, che affliggono molte città europee. La salute pubblica non può essere sacrificata sull’altare della competitività economica, e posticipare le sanzioni equivale a dare tempo a un’industria che ha già avuto numerosi anni per adattarsi. L’unico risultato di questa decisione, secondo gli ambientalisti, sarà un ulteriore ritardo nell’integrazione di soluzioni tecnologiche ecologiche, come i veicoli elettrici, che avrebbero dovuto essere adottati molto prima.

La giustificazione dell’industria
Le case automobilistiche europee hanno accolto favorevolmente la decisione della Commissione Europea. Secondo i produttori, la proroga è necessaria per evitare disastri economici, che avrebbero avuto conseguenze devastanti per l’occupazione e per la competitività globale delle aziende. I produttori di automobili, tra cui Stellantis, Volkswagen, BMW e Mercedes-Benz, hanno sostenuto che la transizione a veicoli più ecologici richiede ingenti investimenti in ricerca e sviluppo, e che il contesto economico attuale – segnato da inflazione e incertezze globali – non consente ulteriori accelerazioni.
Un’altra argomentazione sollevata dall’industria automobilistica riguarda l’occupazione. Il passaggio dai motori a combustione interna a quelli elettrici richiede nuove competenze e modifiche radicali nelle linee di produzione. Secondo i produttori, il rallentamento della transizione consentirebbe di gestire meglio questi cambiamenti senza licenziamenti di massa, che potrebbero avere gravi impatti economici soprattutto in aree tradizionalmente legate alla produzione di motori a combustione.
Le lobbies dell’automobile hanno svolto un ruolo centrale nel promuovere il rinvio delle sanzioni. Hanno spinto per ottenere maggiore flessibilità e tempi più lunghi per adeguarsi agli standard Euro 7, alimentando l’idea che il passaggio rapido a tecnologie più ecologiche avrebbe potuto compromettere la competitività delle case automobilistiche europee nei confronti dei produttori cinesi e americani, che stanno facendo grandi progressi nella produzione di veicoli elettrici.

La politica europea e la credibilità della Commissione
La decisione della Commissione europea solleva anche dubbi sulla sua capacità di mantenere fermo l’impegno dell’Unione verso la sostenibilità e la transizione ecologica. Le numerose proroghe e l’azzeramento delle multe potrebbero dare il segnale che l’industria può influenzare facilmente le politiche ambientali, mettendo a rischio gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ e di raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050.
Nel Parlamento Europeo, numerosi deputati hanno sollevato preoccupazioni riguardo al fatto che l’UE stia cedendo troppo facilmente alle pressioni industriali. Alcuni membri hanno avvertito che la decisione potrebbe compromettere la credibilità delle istituzioni europee in materia di cambiamento climatico e sostenibilità.

Le implicazioni per il settore della salute
Le decisioni politiche che favoriscono gli interessi economici a scapito della salute pubblica rischiano di avere effetti devastanti a lungo termine. Non solo l’inquinamento atmosferico continua a essere una delle principali cause di malattie respiratorie, ma i danni collaterali riguardano anche la qualità della vita e il sistema sanitario, che è già messo sotto pressione da altre problematiche.
In conclusione, la decisione della Commissione europea di azzerare le multe per i produttori di auto non in regola con le normative sulle emissioni di CO₂ è un errore grave e inaccettabile. Mentre il settore automobilistico ha giustificato la sua richiesta di una proroga, le implicazioni per la salute pubblica e l’ambiente sono troppo gravi per essere ignorate. Il rischio di danneggiare ulteriormente l’ambiente e compromettere la qualità dell’aria che respiriamo non può essere giustificato da nessuna considerazione economica.
In un momento in cui l’Europa dovrebbe dare l’esempio nella lotta contro il cambiamento climatico, la decisione di posticipare l’attuazione delle sanzioni e di permettere ulteriori danni alla salute pubblica è una scelta miope. La politica europea deve trovare un equilibrio tra sostenibilità economica e responsabilità verso il benessere dei cittadini, e deve fare in modo che l’industria automobilistica sia spinta a rispettare le normative e a contribuire in maniera concreta alla transizione verso un futuro più verde.

L’Europa non può permettersi di fare passi indietro in un momento in cui è necessario accelerare l’azione per fermare i cambiamenti climatici e migliorare la qualità della vita. La salute dei cittadini europei e la sostenibilità ambientale devono essere priorità indiscutibili.

Hèléne Martin